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Piera Zagone

Piera Zagone, 23 anni, Giornalista pubblicista, laureata con lode in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di Palermo. Collabora da alcuni anni con la redazione centrale del Giornale di Sicilia dove si occupa prevalentemente di cronaca bianca. Dal 2007 è una delle conduttrici della trasmissione radiofonica Ditelo a Rgs. E' anche una delle collaboratrici della redazione del giornale online di enogastronomia cronachedigusto.it .

 

di Piera Zagone

Una consistente dose di pazienza e passione per il proprio lavoro, una manciata di spirito d'iniziativa, senza dimenticare il sentimento di squadra spolverato da un buon umorismo che non guasta mai. Ecco gli ingredienti fondamentali che fanno del Culinary Team Palermo dell'Associazione Provinciale Cuochi e Pasticceri quel gruppo capace di conquistare, in mezzo ad una concorrenza di non poco conto, la più che meritata medaglia di bronzo alle Olimpiadi di cucina che si sono svolte dal 19 al 22 novembre ad Erfurt in Germania.

In realtà per una profana come me non è stata automatica l'integrazione. Vero è che amo la buona cucina (farla e gustarla ancora di più), vero è che da giornalista mi diletto di tanto in tanto a scrivere di enogastromia, ma da qui a ritrovarmi a contatto per sei giorni di fila con 30 chef ne passa un bel po'. Forse perchè seduti a tavola era imbarazzante sentir parlare di food cost o ascoltare la scomposizione in ingredienti di ogni singola portata che mi ritrovavo davanti.

A Erfurt poi non si distingueva più la notte dal giorno. Eppure mentre tutti lavoravano era davvero impossibile non farsi coinvolgere. Gli occhi di ciascuno chef iperimpegnato alla ricerca della perfezione sopra la porcellana dei brillanti piatti da portata mi ha colpito e cominciava ad entrarmi nel cuore. Così, macchina fotografica alla mano, mi propongo di immortalare quegli istanti. Solo continuava a gironzolarmi in testa una domanda alla quale non riuscivo a dare una risposta. Mi chiedevo, cioè, perchè quell'arte scolpita sul cioccolato, sulle verdure o adagiata sui piatti dovesse andare sprecata, dovesse rimanere quasi fine a sé stessa. Una domanda che si è fatta più pressante la mattina che, insieme ad un gruppetto del team, vado in avanscoperta fra gli stand della fiera di Erfurt. E qui, come immaginavo, mi ritrovo davanti ad un tempio della cucina artistica dove i tavoli gelatinati facevano da padrone, dove ogni finger food, ogni main course o dessert era una continua sorpresa. Non riuscivo quasi mai ad essere critica.

Ad ogni modo prima che me ne rendessi conto era già la notte olimpionica ed alle tre del mattino, con i piatti in mano (anche io che pur non volendo avere nessuna responsabilità ne fui ugualmente investita), saliamo sul pulmann che ci avrebbe portati quasi tutti in fiera. Sì perchè, come spirito di squadra comanda, alcuni sono rimasti in albergo per sistemare gli attrezzi e pulire la cucina. La tensione si tocca con mano, gli occhi gonfi di sonno e stanchezza erano sbarrati ma la battuta ironica non mancava mai per fortuna. In fiera la squadra ha dato il meglio di sé nella composizione del tavolo ed io mi sentivo orgogliosa di quelli che ormai erano diventati “i miei cuochi”. Finalmente dopo l'esposizione ed in attesa della premiazione arriva il pomeriggio libero, se così poteva essere chiamato, tutto dedicato alla fiera e alla visita degli stand. Durante quelle ore “dolcissime” fatte di sculture di zucchero e di quella ilarità che ti alleggerisce l'anima mi sono sentita immersa in un mondo tanto lontano dal mio quanto interessante. Volevo saperne di più e così stando attenta alle osservazioni di chi ne sapeva più di me, piatto dopo piatto, cominciavo a notare le sbavature delle salsette o ancora le decorazioni non in linea.

Non starò qui a negare che la premiazione con la medaglia di bronzo ha lasciato scontenti un po' tutti, me per prima. Ma poi il mio spirito da giornalista ha ripreso il sopravvento. Si trattava di un traguardo per una squadra che ha tante possibilità ma soprattutto i talenti per riuscire a fare di più e ottenere il massimo alla prossima occasione. Intanto, per quanto possa valere, mi sento di premiare i miei cuochi con un oro all'amicizia che dimostrano l'un l'altro, alla passione che brucia in ciascuno del loro cuori e per la pazienza che hanno dimostrato nell'accogliere una piccola ma riconoscente “profana”.