Percorsi di ... ViniRita FerraraBrevi cenni sulla diffusione del vino in Europa e in ItaliaIl vino ha origini antichissime, tracciare origini certe risulta difficile ma, documentazioni relative a questo nettare sono presenti nella Bibbia. La viticoltura in Sicilia
BACCA BIANCA CARRICANTE: coltivato nel territorio etneo gode di una buona mineralità e di un’ottima predisposizione all’affinamento; CATARRATTO BIANCO COMUNE e CATARRATTO BIANCO LUCIDO: si estendono un po’ in tutta la regione; DAMASCHINO: diffuso soprattutto nel territorio trapanese dà vita a vini armonici di pronta beva; GRECANICO: lo si trova principalmente nel territorio trapanese, agrigentino e palermitano; GRILLO: diffuso in tutta INZOLIA: diffusa un po’ in tutta MALVASIA DI LIPARI: come si può ben intuire la si trova nelle isole Eolie, da vita a vini dolci e liquorosi; MINNELLA BIANCA: diffuso nel solo territorio etneo; MOSCATO BIANCO: dà vita principalmente al Moscato di Noto e ad il Moscato di Siracusa; ZIBIBBO O MOSCATO D’ALESSANDRIA: dà vita a quel grande ed amato moscato o zibibbo di Pantelleria che in molti conoscono; BACCA NERA ALICANTE: vitigno dalla maturazione tardiva diffuso soprattutto nel territorio catanese; FRAPPATO: diffuso soprattutto nella zona di Vittoria, alleggerisce la struttura del Nero d’Avola nella produzione del Cerasuolo di Vittoria; NERELLO CAPPUCCIO: diffuso maggiormente sul territorio etneo e nel messinese; NERELLO MASCALESE: come il precedente, questo vitigno, è maggiormente diffuso nella provincia di Catania; NERO D’AVOLA: il vitigno a bacca nera perla della Sicilia, gode di una grande struttura, vinificato insieme al Frappato dà vita all’unica DOCG della regione: il Cerasuolo di Vittoria; PERRICONE: maggiormente diffuso nella zone del monrealese; di Agrigento e Trapani; dà vita a un vino abbastanza tannico di pronto consumo; Altri vitigni, adesso recuperati sono ancora oggetto di studio di istituzioni e produttori privati. by Rita Ferrara
Catania, l'Etna e i suoi vini Se vi trovate nella provincia di Catania non lasciatevi sfuggire i piatti che caratterizzano la cucina di un territorio così particolare e variegato. Al mercato della “Pescheria” vicino alla fontana chiamata “Acqua a lenzuolo” troverete tra la varietà di carni e ortaggi i deliziosi e squisiti i crostacei particolarmente diffusi a Catania: cozze, fasolari,cannolicchi, un po' più rari e proibitivi quanto al prezzo, sono i cosiddetti “occhi di bue”. Tipico e facilmente reperibile sempre tra le bancarelle, anche dell'altro mercato popolare: la “Fiera o Luni” è lo “zuzzu”, una gelatina preparata con gli scarti del maiale e aromi vari. Tra i primi come non citare la celeberrima Pasta alla Norma, chiamata così in onore a Bellini, condita con salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata. La rosticceria vanta “crispelle” fritte e farcite con acciughe o ricotta, le scacciate con tuma o il tipico cavolfiore violaceo. D'obbligo gustare gli “arancini”con la classica forma a punta che li differenzia dalle “arancine” tonde di Palermo. Il “ripiddu nnivicatu” è un risotto al nero di seppia disposto sul piatto a montagnetta, con una colata di salsa di pomodoro e della ricotta salata in cima in modo da simboleggiare, volutamente, il vulcano etna con la sua lava e la sua neve. A Linguaglossa ottima la cosiddetta salsiccia “al ceppo” preparata con carne non macinata ma tagliata con il coltello sul tipico ceppo. Padrona della cosiddetta cucina da strada è la carne equina dove la si consuma cotta alla griglia nelle zone più popolari di Catania. Tra i dolci, oltre al classico cannolo alla ricotta è possibile gustare le varianti alla crema gialla e alla crema di cioccolato. Poi vi sono le “crispelle” di riso fritte e servite con miele, le paste di mandorla e di pistacchio,i torroncini e le cassatelle di Sant'agata omaggio alla Patrona della città. In abbinamento i vini del territorio, che grazie all'influenza dell'Etna si caratterizzano per una struttura più longeva e una mineralità più pronunciata rispetto alla media dei vini siciliani. La provincia di Catania conta quattro denominazioni DOC: l ETNA rosso prodotto con 80-100% di nerello mascalese e 0- 20% di nerello cappuccio; l ETNA rosato prodotto con 80-100% di nerello mascalese e 0- 20% di nerello cappuccio; l ETNA bianco prodottto con 60-100% di carricante; l ETNA bianco Superiore prodotto con 60-100% di carricante e che si distingue dal precedente per una gradazione alcolica superiore rispetta a quella prevista dal disciplinare. Vitigni autoctoni di particolare interesse ,oltre a quelli previsti dal disciplinare per la produzione dei vini DOC, sono la minnella (bacca bianca) e l'alicante (bacca nera).
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