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Percorsi di ... Vini

Sono Rita Ferrara, sommelier dal 2005, regolarmente iscritta all’Associazione Italiana Sommelier.

Con piacere in questa rubrica tratterò di accostamenti ed eventi enogastronomici, di prodotti regionali, ma soprattutto vi parlerà di vino :dai metodi di produzione alle varie classificazioni.

Uno sguardo più attento sarà dato ai vini del territorio siciliano.

Ho sempre mostrato un vivo interesse per la materia e sarà mio immenso piacere poter rispondere anche a vostri quesiti.
Buona lettura

Rita Ferrara

Brevi cenni sulla diffusione del vino in Europa e in Italia

Il vino ha origini antichissime, tracciare origini certe risulta difficile ma, documentazioni relative a questo nettare sono presenti nella Bibbia.
L’ingresso in Europa lo dobbiamo a Greci e Fenici ma la diffusione della viticoltura è data principalmente dai Romani, i quali la estesero fino all’Europa Settentrionale.
La produzione romana si distingueva da quella greca, principalmente per l’utilizzo di barili di legno e bottiglie di vetro rispetto ad anfore si terracotta.
Nel Medioevo la produzione del vino riconobbe una forte espansione e valorizzazione, basti pensare al vino prodotto dai Benedettini e nello specifico al celeberrimo vino prodotto dal monaco benedettino Dom Perignon: lo Champagne.
L’Italia è un paese a forte vocazione vitivinicola, per anni poca importanza si è data alla produzione attenta e qualitativamente alta di questo prodotto.
Da tempi relativamente recenti molte aziende hanno preso coscienza delle potenzialità legate alla varietà dei terreni e dei vitigni presenti sul nostro territorio e hanno dato vita a prodotti di grande qualità.
Viene data sempre più attenzione alle esigenze del consumatore e le statistiche danno conferma di un mercato sempre più in crescita e sempre più qualificato
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La viticoltura in Sicilia

La Sicilia grazie alla sua varietà di terreno, clima ed altitudine vanta un patrimonio viticolo autoctono abbastanza variegato.
Proprio questa diversità di terreni e climi permette una vendemmia abbastanza lunga: si inizia ad agosto dalla soleggiata trapani per concludere ad ottobre e talvolta, persino ai primi di novembre nel territorio etneo.
Negli ultimi anni si è sempre più posta un’attenzione mirata a recuperare, salvaguardare e valorizzare la tipicità dei vitigni siciliani.
Comunque è bene ricordare che quest’ambiente così eterogeneo ha permesso la diffusione, ormai ben integrata, dei cosiddetti vitigni internazionali.
Così vitigni come lo chardonnay, il merlot, il cabernet sauvignon, il viognier, il syrah e qualcun altro trova posto nelle nostre enoteche, sulle nostra tavole, vinificate in purezza o in uvaggio insieme a vitigni principi dell’enologia siciliana come il nero d’avola, l’inzolia, il grillo e tanti altri ancora.
Tra i vitigni maggiormente diffusi a livello regionale citiamo: il catarratto bianco comune, il grillo, il grecanico, il grillo, l’inzolia, il nero d’avola, il frappato.
Cercherò, adesso, di descrivere in maniera più dettagliata ogni singolo vitigno.

BACCA BIANCA

CARRICANTE: coltivato nel territorio etneo gode di una buona mineralità e di un’ottima predisposizione all’affinamento;

CATARRATTO BIANCO COMUNE e CATARRATTO BIANCO LUCIDO: si estendono un po’ in tutta la regione;

DAMASCHINO: diffuso soprattutto nel territorio trapanese dà vita a vini armonici di pronta beva;

GRECANICO: lo si trova principalmente nel territorio trapanese, agrigentino e palermitano;

GRILLO: diffuso in tutta la Sicilia; struttura decisa, buona acidità, si predispone all’affinamento ed è uno dei vitigni utilizzati per la produzione del marsala;

INZOLIA: diffusa un po’ in tutta la Sicilia,dà vita ad un vino con sensazioni fruttate abbastanza pronunciate;

MALVASIA DI LIPARI: come si può ben intuire la si trova nelle isole Eolie, da vita a vini dolci e liquorosi;

MINNELLA BIANCA: diffuso nel solo territorio etneo;

MOSCATO BIANCO: dà vita principalmente al Moscato di Noto e ad il Moscato di Siracusa;

ZIBIBBO O MOSCATO D’ALESSANDRIA: dà vita a quel grande ed amato moscato o zibibbo di Pantelleria che in molti conoscono;

BACCA NERA

ALICANTE: vitigno dalla maturazione tardiva diffuso soprattutto nel territorio catanese;

FRAPPATO: diffuso soprattutto nella zona di Vittoria, alleggerisce la struttura del Nero d’Avola nella produzione del Cerasuolo di Vittoria;

NERELLO CAPPUCCIO: diffuso maggiormente sul territorio etneo e nel messinese;

NERELLO MASCALESE: come il precedente, questo vitigno, è maggiormente diffuso nella provincia di Catania;

NERO D’AVOLA: il vitigno a bacca nera perla della Sicilia, gode di una grande struttura, vinificato insieme al Frappato dà vita all’unica DOCG della regione: il Cerasuolo di Vittoria;

PERRICONE: maggiormente diffuso nella zone del monrealese; di Agrigento e Trapani; dà vita a un vino abbastanza tannico di pronto consumo;

Altri vitigni, adesso recuperati sono ancora oggetto di studio di istituzioni e produttori privati.

by Rita Ferrara

 

 

 

Catania, l'Etna e i suoi vini

Se vi trovate nella provincia di Catania non lasciatevi sfuggire i piatti che caratterizzano la cucina di un  territorio così particolare e variegato.

Al mercato della “Pescheria” vicino  alla fontana chiamata “Acqua a lenzuolo” troverete tra la varietà di carni e ortaggi i deliziosi e squisiti i crostacei  particolarmente diffusi a Catania: cozze, fasolari,cannolicchi, un po' più rari e proibitivi quanto al prezzo, sono i cosiddetti “occhi di bue”.

Tipico e facilmente reperibile sempre tra le bancarelle, anche dell'altro mercato popolare: la “Fiera o Luni”  è lo “zuzzu”, una gelatina preparata con gli scarti  del maiale e aromi vari.

Tra i primi come non citare la celeberrima Pasta alla Norma, chiamata così in onore a Bellini, condita con salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata.

La rosticceria vanta “crispelle” fritte e farcite con acciughe o ricotta, le scacciate con tuma o il tipico cavolfiore violaceo. D'obbligo gustare gli “arancini”con la classica forma a punta che li differenzia dalle “arancine”  tonde di Palermo.

Il “ripiddu nnivicatu” è un risotto al nero di seppia disposto sul piatto a montagnetta, con una colata di salsa di pomodoro e della ricotta salata in cima in modo da simboleggiare, volutamente, il vulcano etna con la sua lava e la sua neve.

A Linguaglossa ottima la cosiddetta salsiccia “al ceppo” preparata con carne non macinata ma tagliata con il coltello sul tipico ceppo.

Padrona della cosiddetta cucina da strada è la carne equina dove la si consuma cotta alla griglia nelle zone più popolari di Catania.

Tra i dolci, oltre al classico cannolo alla ricotta è possibile gustare le varianti  alla crema gialla e  alla crema di cioccolato. Poi vi sono le “crispelle” di riso fritte e  servite con  miele, le paste di mandorla  e di pistacchio,i torroncini e le cassatelle di Sant'agata omaggio alla Patrona della città.

In abbinamento i vini del territorio, che grazie all'influenza dell'Etna si caratterizzano per una struttura più longeva e una mineralità più pronunciata rispetto alla media dei vini siciliani.

La provincia  di Catania conta quattro denominazioni DOC:

l        ETNA rosso prodotto con 80-100%  di nerello mascalese e 0- 20% di  nerello cappuccio;

l        ETNA rosato prodotto con 80-100%  di nerello mascalese e 0- 20% di nerello cappuccio;

l        ETNA bianco prodottto con 60-100% di carricante;

l       ETNA bianco Superiore prodotto con 60-100% di carricante e che si distingue dal precedente per una gradazione alcolica superiore rispetta a quella prevista dal disciplinare.

Vitigni  autoctoni di particolare interesse ,oltre a quelli previsti dal disciplinare per la produzione dei vini DOC, sono la minnella (bacca bianca) e l'alicante (bacca nera).