Sommelier professionista dal “96, insegna da 27 anni tecnica ed esercitazioni pratiche di sala-bar negli I.P.S.S.A.R della regione Sicilia, ricoprendo incarichi nel Consiglio d’Istituto e in Giunta Esecutiva. Direttore ad Erice, succursale dell’IPSSAR “P.Borsellino”, nel biennio 1983-1985 e responsabile della succursale (via Fichidindia) del II°IPSSAR di Palermo nell’a.s. 2000-2001. Docente Referente di Educazione alla salute sin dal 1989; ha frequentato i corsi di 1°-2° e 3° livello e successivi. E’stato Referente alla salute anche presso l’IPSSAR “Pietro Piazza, fino al 2001-2002. Ideatore, progettista e coordinatore della Rassegna Teatrale “Premio Paolo Borsellino” e autore di testi teatrali per la drammatizzazione didattico/orientativa volta alla prevenzione del disagio giovanile presso l’IPSSAR “P. Borsellino”. Ha svolto attività di aggiornamento e formazione in azienda, presso l’Hotel Sofitel di Nancy (Francia). Coordinatore del Progetto Ministeriale “La didattica orientativa nel settore dei servizi alberghieri e della ristorazione”, ne ha curato la drammatizzazione per le riprese televisive, dirigendo il gruppo teatrale della scuola. Ha svolto attività di formatore, dopo aver frequentato il corso di formazione “ Formatori della didattica” per il M.P.I. ela National Britannia. Progettista dei profili professionali della Terza Area: “Tecnico del turismo enogastronomico” e “Wine and beverage service presso l’IPSSAR “Pietro Piazza”. Coordinatore di stage per i progetti POR “Alternanza scuola-lavoro”. Collabora con l’Associazione Cuochi e Pasticceri di Palermo per l’allestimento e la scenografia dei tavoli espositivi dei concorsi professionali internazionali. In particolare: Medaglia di Bronzo a squadra con il Culinary Team di Palermo alle Olimpiadi di Erfurt 2004 in Germania; Medaglia d’Oro a Marina di Massa agli internazionali d’Italia 2005; Medaglia di bronzo agli internazionali d’Austria (Salisburgo Marzo 2005); Medaglia di Bronzo ai Mondiali di Basilea, nel novembre 2005. Attualmente è in servizio presso l’I.P.S.S.A.R. “Pietro Piazza” di Palermo, dove collabora con la dirigenza, per la programmazione e l’organizzazione delle attività relative alla formazione professionale degli studenti. Promuove tutte le iniziative rivolte alla valorizzazione delle esperienze culturali, professionali e di aggiornamento degli allievi e dei docenti. La curiosità personale rivolta verso gli usi e costumi dei popoli, l’ho hanno indirizzato verso la ricerca e lo studio della gastronomia siciliana, che vanta tradizioni antichissime: “La Sicilia, che oggi noi associamo all’idea dell’emigrazione, è stata per millenni polo d’attrazione di civiltà e popoli diversi. Siculi, Sicani ed Elimi erano già presenti in Sicilia prima della colonizzazione greca e lo stesso Platone, descrivendo le abitudini degli abitanti di Ortigia, scriveva che dovevano essere abbastanza evolute e raffinate. La Sicilia nell’antichità era fertilissima a causa delle sue caratteristiche geologiche e del suo clima; ricca di grano, olive, e di frutta, oltre che di foreste, corsi d’acqua numerosi e spesso navigabili assicuravano il fabbisogno idrico per la coltura dei prodotti agricoli, soprattutto l’uva, e quindi del vino: il “mito” di Dioniso”. “ Il mito è l’espressione dell’incoscio collettivo, capace d’imporre all’incoscio individuale i suoi simboli più profondi e più carichi di forza emotiva”. (Carl Gustav Jung). Forse il mito più vicino legato alla sua professione è quello di Dioniso. “Prendi o diletto, le grandi coppe decorate; il figlio di Sèmele e di Zeus diede agli uomini il vino, oblio degli affanni”. (Alceo 620 a.C). “Si favoleggia che Giove amoreggiò con Sèmele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Quando Giunone si accorse che Sèmele aspettava un figlio, assunse le sembianze della nutrice della donna e l’indusse ad esigere che Giove le si mostrasse in tutti gli attributi di padre degli dei. Quando Giove le si mostrò, Sèmele rimase incenerita dai fulmini del dio, quindi questi raccolse il bambino che stava per nascere e se lo cucì in una coscia, e quando venne il tempo di metterlo alla luce per sottrarlo alla vendetta di Giunone, lo affidò a Mercurio, il quale a sua volta, lo affidò alle ninfe della montagna di Nisa, che abitavano in una grotta pittoresca in cui crescevano rigogliose le viti. Il ragazzo visse in libertà e la sua vita fu allietata dai canti delle ninfe e dal suoni dei cembali e dei flauti dei satiri.
Diventando adulto, raccolse poi dei grappoli dalle viti della grotta, li spremette in una coppa d’oro e ne bevve il succo, ed il suo corpo fu invaso da una grande ebbrezza”.
Si, l’ebbrezza di cui sono pervaso, nell’ iniziare questa divertente esperienza. A volte è difficile presentarsi in maniera chiara e sintetica, io comunque mi fermo qui……adesso, forse, è meglio continuare insieme, che ne dite?
Vincenzo Lo Coco.